Sound of Metal [id.], Darius Marder, 2019 – [filmTv64] – 8

RUDI

Ecco uno dei tre o quattro film che si disputeranno l’immortalità nella Notte degli Oscar. Ha molte qualità, è “artistico” in modo originale, trasmette un’intensità emotiva a cui è impossibile restare indifferenti, rifugge da ogni glamour e segna la definitiva consacrazione di Rez Ahmed, inglese d’origine pakistana, visto in una bella miniserie: The Night Of.

A petto nudo, pieno di tatuaggi, con i capelli bicolori, Ruben Stone picchia sulla batteria, accompagnando la cantante Louise (Olivia Cooke). La coppia vive in un camper, conducendo una vita in continuo movimento, da un concerto all’altro. Improvvisamente, Ruben perde l’udito. Il degrado è rapido e irreversibile, può solo essere contrastato in un centro di recupero, dove insegnano il linguaggio dei gesti e, soprattutto, a non farsi illusioni.

Ruben, invece, non può farne a meno. La sua disperazione sembra irrimediabile, vende tutto quel che ha, compreso il camper, per raccattare i soldi necessari all’operazione…

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Innovazione > esecuzione

Una delle frasi più celebri attribuite ad Albert Einstein è sicuramente:

„L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo, stimolando il progresso, facendo nascere l’evoluzione.“ — Albert Einstein

Suona bene. Senza dubbio. In pratica che significa però?

Non so, ciascuno ha la propria interpretazione. A me vengono in mente tutti gli innovatori. Prendiamo ad esempio i soliti Bill Gates e Steve Jobs nell’informatica. Altrimenti i Pink Floyd, Mozart, Beethoven, i Daft Punk nella musica. Se qualcuno volesse aiutarmi con altri esempi in altri campi (ce ne sono una infinità) glie ne sarei grato.

Bill Gates e Steve Jobs probabilmente non avevano più conoscenze di altri quando cominciarono a fondare i loro imperi. Sicuramente nel mondo molti ingegneri ed informatici erano più preparati di loro, più esperti. Eppure i due nostri amici sono passati alla leggenda per l’innovazione in questo campo.

Stesso discorso per la musica.

Chi passa alla storia è perchè innova, non perchè sa eseguire alla perfezione il proprio mestiere (almeno, non soltanto quello).

Van Gogh (ecco, mi è venuto in mente un altro esempio), oltre ad essere una fonte di aneddoti, ha avuto uno stile tutto suo. Eppure ne ha provati parecchi prima di trovare il suo. Però alla fine c’è riuscito. Purtroppo non ha avuto in vita l’enorme fama (strameritata). Eppure quando guardiamo i suoi quadri percepiamo una realtà indescrivibile e meravigliosa.

Evviva il portiere

Il portiere è la figura più solitaria.

Un suo errore può essere determinante, non può sbagliare i tempi di uscita, diventa subito il caprio espiatorio quando la squadra perde, e resta nella propria area anche quando tutti i propri compagni esultano per un gol.

Eppure è uno dei ruoli più preziosi.

Ho giocato tanto in porta, mi manca quel ruolo. Poi per necessità sono stato anche difensore, ma segnare non mi dava la stessa soddisfazione di una parata decisiva.

Il portiere si distingue dagli altri, gioca con regole e divisa proprie rispetto agli altri, ma è questa sua diversità a renderlo ancora più prezioso. Aggiungo che è il ruolo che può giocare più di tutti gli altri (v. il numero di presenze di Buffon o portieri del passato come Ballotta e Konsel), ma è anche quello che rischia di vedere meno il campo se è il secondo o il terzo portiere (Malgioglio, Berni, ecc.).

Suggerimento personale: andate su YouTube a vedere dei video compilation sulle parate più belle, non importa se di tutti i portieri o di uno in particolare. Vedrete dei gesti atletici molto belli, e degli interventi quasi inspiegabili.

Qui sotto posto la foto di quella che secondo me è stata una delle parate più belle e decisive degli ultimi 20 anni.

Davvero non abbiamo tempo?

Clichè dell’era contemporanea: quando sei adulto hai più soldi, ma meno energia di quando eri giovane e pochissimo tempo libero.

Davvero?

Escludiamo chi purtroppo non ha un lavoro, o altri casi eccezionali.

Soltanto durante l’orario di lavoro vedo quotidianamente colleghi perdere una marea di tempo in chiacchiere, sui social, al telefonino (nulla di male, ci mancherebbe), per poi lamentarsi di essere troppo sotto pressione o di avere una vita monotona.

Ho provato a calcolare il tempo medio giornaliero in cui uno cazzeggia (escludo quello per il sacrosanto svago e riposo per staccare un po’ dal pc) e l’ho moltiplicato per i giorni della settimana lavorativa, poi del mese, poi dell’anno. Mi è venuto un brivido.

Il tempo da dedicare ogni giorno a qualcosa che ci faccia stare meglio c’è eccome. Intendo anche mettersi in pari con il lavoro in modo da percepire meno stress.

Ritagliando anche una minima parte del tempo passata davanti ai social o alla tv, o in qualsiasi altro modo, ho iniziato a sviluppare delle abilità che prima non avevo. Ho vissuto questo cambiamento personalmente dopo aver toccato il fondo del barile, un giorno in cui mi rendevo conto di perdere solo tempo dietro al nulla… anzi, peggio ancora, a chiacchiere da bar o a social che avevano come conseguenza quella di succhiarmi energie mentali e togliermi positività.

Ho iniziato ad applicare la regola dell’1%, cioè migliorare di questa percentuale ogni giorno (https://jamesaltucher.com/blog/habits-one-percent/)

E quanto ad energia come siamo messi? La vita frenetica ci lascia la possibilità di avere energie residue per dedicarci un po’ a noi?

Mi sono fatto regalare come tempo fa un portachiavi a forma di pneumatico. E’ bellissimo. E’ come uno pneumatico vero della Pirelli ma in scala. Per me è il modo migliore per ricordare di non sprecare energie fisiche e mentali con attività e/o pensieri inutili. Infatti penso che ad inizio giornata siamo tutti come uno pneumatico gonfio, perfetto per andare in strada. Dopo ogni attività della nostra giornata lo pneumatico si sgonfia poco o tanto, a seconda delle circostanze.

Ecco, lo tengo sempre davanti a me per ricordarmi che se spreco troppe energie quella ruota si sgonfia e procedere diventa sempre più faticoso, se voglio dedicarmi a delle attività di mio interesse (chiaramente non mi importa che sia “sgonfio” se il programma della serata, ad esempio, è stare su Netflix a guardare un film).

Facile da applicare? Ovviamente no. Continuo a sbagliare.

Però avere già chiari in mente questi concetti ha rivoluzionato ed ampliato esponenzialmente la mia crescita personale in termini di capacità pratiche.

Is Lewis Hamilton the best?

Questo è il primo dei post che scriverò sulla Formula 1.

Ammetto di avere un debole per Lewis Hamilton. Non seguivo con tanto interesse un pilota da quando Ayrton Senna ha avuto l’incidente.

Ho un debole per Lewis perchè non è solo il pilota che vince tutto, dimostrando di giocarsela anche quando ha la macchina inferiore rispetto alla concorrenza (vedasi l’ultimo gran premio). E’ secondo me il pilota che è più migliorato nel tempo. L’esatto opposto di Vettel, che invece si è perso.

Non credo sia questione di avere la macchina più veloce. Bottas, ad esempio, è imbarazzante. Hamilton ha ammorbidito i propri spigoli, lavorando sui suoi limiti e arrivando ad essere un perfetto calcolatore, ma anche un ottimo gestore della monoposto, un formidabile pole man, e più in generale un pilota inarrivabile.

Purtroppo temo che i giudizi su di lui siano a volte offuscati dalla rabbia nel vedere che batta in continuazione i record di Schumacher, idolo dei ferraristi. Spiace che si riduca tutto ad una questione di tifo. Non è facile restare sulla cresta dell’onda per tutto questo tempo, così come non è facile arrivare a lottare per l’ottavo titolo iridato.

Volete un pronostico finale? Verstappen è ancora troppo immaturo ed irruento per vincere il titolo. Ha la macchina più veloce, ma per fare il salto di qualità deve lavorare molto sulla propria testa.

E tanto per finire… Ayrton mi manca, eccome se mi manca